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DISAGIO GIOVANILE:
riflessioni e testimonianze

APPUNTI INTERVISTA

Il nostro istituto da tempo si interroga sulle possibile cause del disagio giovanile e su come intervenire per rimuoverle, per quanto possibile, per prevenirle o comunque per circoscriverne la portata. Interrogativi che scaturiscono dall’osservazione quotidiana di manifestazioni vissute dai nostri alunni, espresse in diverse forme: disimpegno scolastico, dispersione, ricerca di evasioni, ribellioni, solitudini, ansie, paure. La nostra scuola opera strategie pedagogiche volte a integrare la formazione intellettiva propria di ciascuna disciplina con attività cosiddette alternative( musica, danza, recitazione, produzione video, corso per animatori nei villaggi turistici ecc). Ma il fatto scatenante che ha dato vita al progetto in questione “Cosa c’è ke nn va” e alla realizzazione della canzone, del video clip e del convegno è da riferire all’esperienza che ci ha fatto vivere la nostra allieva Erika.
Erika, una ragazza come tante, come tante ragazze di tante scuole ,costretta ad abbandonare un anno e mezzo la sua scuola per essere ricoverata in un centro specializzato per una forma gravissima di anoressia, dove attualmente continua a lottare. Erika è dappertutto, in tutte le scuole, rappresenta la condizione infelice, disagiata che vivono purtroppo i nostri ragazzi. E proprio loro attraverso comportamenti disperati, quelle forme a cui accennavo pocanzi che sono poi campanelli d’allarme, invocano una richiesta d’aiuto. Io, ho cercato di tradurre in musica quanto mi hanno suggerito i ragazzi, non solo con le loro confidenze, con il dialogo a volte veramente sconvolgente, ma illuminante, ma soprattutto con i loro occhi, i loro occhi non sono felici, i loro occhi chiedono aiuto. Con questo progetto vorremmo coinvolgere quanto più possibile non solo gli operatori scolastici e gli “esperti in materia” ma fasce sempre più ampie di giovani e genitori per pensare assieme ad una società che curi più l’essere che l’apparire.
Proposte: Nell’immediato, veicolare il messaggio attraverso la musica e il video possa arrivare ad una fascia sempre più ampia di giovani, genitori, esperti in materia, operatori scolastici,e tanti altri, per far rifletter che il disagio giovanile non è solo un malessere della condizione adolescenziale che termina con il diventare adulti, ma che oggi, e sono le statistiche a dircelo, che non solo i disturbi legati al disagio sono in forte aumento, ma che si è abbassata notevolmente l’età media dei giovani che cercano rifugio in paradisi artificiali e che vivono una grave forma di disagio a prescindere da quale affezione vengano catturati ( droga, anoressia, bullismo, ecc).
Bisogna parlarne, ma parlarne già nella scuola primaria. Ecco perché il nostro Istituto quest’anno ha avviato una collaborazione con l’I.S.S.co( Ist.Sup. per le scienze cognitive) per la prevenzione del disagio. Il nostro è il primo Istituto che si è sottoposto al monitoraggio e all’utilizzazione di due strumentazioni: Il MindLAB che permette di monitorare i processi cognitivi e il CardioLAB che serve per misurare la tensione emotiva ed è una tecnica per l’autoregolazione emotiva e ha permesso di migliorare il benessere psicofisiologico. E’stato monitorato un campione di 49 studenti di età media compresa tra i 14 e 16 anni. I 49 soggetti hanno esitato valori disfunzionali di disagio psichico( che poi si può esprimere in disturbi dell’alimentazione, dipendenze patologiche, depressione giovanile, disturbi d’ansia e psicosi).

Nel volume “ i nuovi mali dell’anima” Giacomo Balzano conclude con una riflessione sui giovani di oggi che si trovano soli nell’affrontare la propria angoscia e interiorità, ciò può essere causa della trasformazione del disagio dei giovani in disabilità mentale. Abbiamo tanto operato per l’integrazione del disabile psico-fisico e oggi generiamo il disabile mentale. Ai nostri giovani alla domanda “Cosa c’è ke nn va” le risposte che abbiamo raccolto sono state: Voi, gli adulti, le istituzioni, insomma la società, e aggiungono ci hanno sempre parlato di pace nel mondo, già dalla scuola primaria, ci hanno indotto a creare una coscienza forte contro qualunque azione di guerra, ma della guerra nelle nostre famiglie, della pace interiore chi ce ne parla? A parte la disgregazione delle famiglie e l’integrazione in famiglie a loro volta disgregate è sempre più crescente la riduzione del N° costituente la famiglia:
Single, coppie senza figli, prole limitata spesso ad una unità, componente genitoriale ridotta spesso ad un componente( divorzio). L’esperienza quotidiana fa rilevare come sempre più spesso i genitori siano assenti dalla vita affettiva e relazionale dei figli, vuoi per motivi di lavoro, di carriera, e nella maggior parte dei casi per migliorare la condizione di benessere piuttosto che per bisogni di prima necessità. La tradizionale, lontana famiglia patriarcale, rappresentava il sistema sociale principale e un ambiente ideale per la trasmissione di esperienze tra generazioni, con chiare valenze educative e culturali. Oggi il bambino cresce spesso in compagnia del televisore, dove il valore che viene introiettato attraverso spot pubblicitario è la ricerca del piacere individuale ed esclusivo, proprio delle classi più agiate, da perseguire con tutti i mezzi. E la scuola non è adeguatamente preparata né ha le condizioni strutturali per intervenire se non con azioni parziali e spesso casuali. E spesso sono proprio loro, i ragazzi a dirci: è vero vogliamo tutto, abbiamo tutto, e molti ci raccontano: i miei genitori quando sono tristi mi dicono ma che hai, cosa ti manca , hai tutto! Purtroppo, nessun oggetto, per quanto costoso, può sostituire un sincero rapporto d’affetto, né riempire il vuoto creato dal mancato sostegno emotivo.

Il disagio dunque è subordinato alle condizioni ambientali e storico-economiche. Il progetto “Cosa c’è ke nn va “ proprio perché prodotto dagli alunni ha permesso loro di denunciare il proprio disagio e riflettere sullo stesso. Stanno creando un Blog e vogliono chiedere al giovane ministro di indire la giornata nazionale dedicata alle riflessioni sul disagio, affinché ovunque, contestualmente possano organizzarsi momenti di incontro, momenti di confronto sulle azioni svolte, auspicabili obiettivi raggiunti, proposte, testimonianze quant’altro possa essere utile a contrastare il fenomeno e soprattutto iniziare una campagna di prevenzione volta a creare un nuovo modello di società:
Pensare assieme ad una società che curi più l’ “essere” perché nella società dell’apparire ci stiamo solo perdendo. .